ISSN 2283-7558

articolo

L'EDITORIALE

Nani malefici

Un qualsiasi progettista di un qualsiasi settore, dall’edilizia alle tecnologie spaziali, quando si cimenta con un’opera ha un’etica, un credo professionale e un obiettivo: prefigurare tutto a tavolino affinché possano essere valutati prima, e con precisione, i tempi e i costi dell’opera. Tempi e costi!
Ovunque, a ogni scala in ogni settore, dalle opere più difficili ed estese a quelle più raffinate e minute: tempi e costi.
Del Mose non si sono mai saputi né i tempi né i costi e, quel che è peggio, al cittadino contribuente non è stato mai rendicontato nulla. Il problema non è tanto quando si completerà il Mose, quali saranno i costi di gestione, chi li pagherà o a chi spetterà la responsabilità di chiudere le porte, a tutto questo si troverà una soluzione. Il vero problema è continuare o meno a forzare uno sviluppo incompatibile con la tutela dell’ambiente, della città monumentale e di quei pochi disperati che ancora ci vivono.

Nani malefici

A managerial position when it comes to dealing with a project, must have an ethical system, a system of beliefs and a goal. Everything should be planned before the start of the project in particular the duration and the cost the latter will have. Indeed: Duration and costs!
About the MOSE no one ever knew how long the project would have last for and its costs. What is worst, is that no one ever reported to the citizens a financial statement about how the public money where used.
The main problem of the MOSE is not when they will finish it, yet the costs for its mainteinment: Who will pay? Who will be in charge and responsable every time we will need  to close the barriers?
Finally, the last question is: Do we really want to keep a project which is little by little, destroying our delicate environment? 




Nanetti l’avrei chiamato questo editoriale, perché volevo dedicare la riflessione all’avventura, perché di avventura si tratta, vissuta da Eva Gatto in occasione della sua nobile esperienza, quando ha donato una settimana della sua attività professionale alla schedatura dei danni da sisma in centro Italia.
Il resoconto di quest’esperienza triste e sconfortante che lei e la sua collega hanno vissuto nell’inverno del 2017, lo riportiamo nelle pagine a seguire e va letto tutto per capire a che livello possono arrivare i nanetti tecnici e i nanetti coordinatori, che fanno un tutt’uno con i nanetti culturali e quelli umani. Il testo si beve tutto d’un fiato. Volevo solo porre l’attenzione su queste mezze figure, su questi tecnici coordinatori, professionisti di bassa qualità il più delle volte arrivati a coprire quei ruoli non perché capaci, preparati e bravi ma per la spinta o l’intercessione di un qualsiasi Cetto Laqualunque.
E’ questo il vero dramma italiano: la presenza sempre e ovunque di un Cetto Laqualunque che nomina primari, architetti, ingegneri, dirigenti e operativi; è una politica che sottrae gli spazi a chi li merita e che uccide la competenza, i valori e le capacità sia dei giovani, costretti a migrare all’estero, (beati loro) sia dei meno giovani, ai quali non resta che piegare la testa.
Nanetti sono tutta quella pletora di tecnici pubblici o privati che da un lato producono immobilismo tramite la burocrazia, perché la burocrazia non è altro che l’incapacità professionale di risolvere i problemi, aspetto che vale per il controllore e il controllato, e dall’altro impediscono in ogni settore l’avanzamento della qualità, dell’innovazione scientifica e di raggiungere in ogni ambito gli stati più evoluti del nostro.
  
Eva Gatto non è una studentessa in ingegneria, un qualsiasi neolaureato, è un ingegnere che pratica la professione da parecchi anni, che opera nel districare casi complessi presso molti tribunali e che a fianco di quest’attività dirige una delle migliori imprese di restauro artistico dell’area dove opera. Ha messo a disposizione il suo tempo, la sua competenza e la sua grande esperienza per valutare se gli edifici che ha visitato saranno o meno agibili dopo il suo sopralluogo, ed è questa un’attività professionale complessa tecnicamente e con forte responsabilità sociale.
Una devastante moltitudine di nanetti ha (dis)organizzato questo folto gruppo di ingegneri volontari provenienti da tutt’Italia e la storia di Eva può essere la storia di molti nell’area dei sismi, ma anche nell’università, nei ministeri e nella professione, dove corrono eserciti di nanetti sul cui basso livello di preparazione torniamo spesso su queste pagine.
  
L’avrei chiamato nanetti perché volevo dedicarlo ai collaboratori di Cetto, mezze figure che ostacolano il lavoro di chi crede nella tutela, di chi si batte quotidianamente nella professione, nelle soprintendenze, nelle amministrazioni, nelle imprese per produrre qualità, efficienza e per conservare il patrimonio storico ma… Ma il recente allagamento drammatico subito da noi veneziani mi ha fatto cambiare il titolo in nani malefici.
Ho dedicato più editoriali alla perversa organizzazione del Mose, a questo scandaloso sistema di operare senza controlli a nessun livello (vedi rec144 “Venezia, Vergogna!”): progettuale, tecnico, esecutivo e normativo. Ho spiegato più volte come il Consorzio Venezia Nuova abbia disposto di fondi pressoché infiniti e abbia: progettato le opere, appaltato le opere, realizzato le opere e collaudato le opere tutto all’interno dello stesso ufficio. Nessuno ne ha mai indagato la qualità, la quantità e, soprattutto, le tempistiche di realizzazione … che si sa sono costi. I tristemente noti arresti che sono andati solamente dal presidente della Regione Veneto al Sindaco di Venezia, riguardavano solo mazzette sborsate e incassate ma nessuno è mai entrato in merito di quanto, come e con quali tempi siano state svolte le opere.
Per essere più chiaro, un fabbricato fuori terra lo stimo su parametri e sbaglio di pochino; il mc o il mq sono ben indicativi dei costi, siano essi riferiti al grezzo o finito. Anche i tempi di realizzazione sono chiari e i cronoprogrammi di esecuzione, se il lavoro è ben progettato, coincidono con precisione alla giornata.
Ma per opere perlopiù subacquee, gestite tutte in casa dallo stesso ufficio, che come abbiamo sottolineato pensa, prova, realizza, rifà, collauda e paga chi controlla la qualità e le quantità? E’ diabolico non avere un ente terzo al Consorzio delle imprese esecutrici che verifichi, accerti, entri nel merito e tuteli la comunità indagando sui progetti e sull’esecuzione. Ma lasciamo perdere.
  
L’acqua alta che ci ha invasi il 12 novembre, e che non è stata nemmeno annunciata (perché le sirene avevano previsto un’ora prima l’1 e 40), e quella dei giorni successivi, non sono un evento imprevisto e imprevedibile: era solo questione di tempo.
Sono la conseguenza diretta di 30 anni di devastazioni della laguna e di una politica che ha privilegiato gli interessi economici dell’industria chimica con il suo porto (oggi morto) e delle grandi navi da crociera alla tutela della laguna e della città. E’ stato messo in primo piano uno sviluppo incompatibile, che produce utili per pochi rispetto al “monumento dei monumenti”, che è di tutto il mondo, quale sono Venezia e la sua laguna; sono stati sacrificati valori paesaggistici, storici, artistici, unici e irripetibili, ed è stato trasformato un delicato ambiente di mediazione tra mare e terraferma in un golfo con pontili e canali profondissimi, banchine e autostrade del mare.
Non mi dilungo, anche se conosco la laguna come pochi e l’amore può farmi perdere la lucidità, la brava Nelli Vanzan Marchini spiega bene questi aspetti in “La tragica notte del 12 novembre 2019. Venezia e l’acqua alta” (vedi qui).
  
I nani malefici sono quei politici centrali e locali che hanno creato il diabolico meccanismo del Consorzio e l’hanno tenuto in vita in ogni legislatura e in ogni giunta comunale; quel meccanismo nel quale ognuno aveva e ha il suo vantaggio, politici che come un rullo compressore hanno devastato la laguna tutta, dalla conterminazione al mare, nani malefici di una politica sciagurata tanto sorda quanto assetata.
Nani malefici sono anche quelle centinaia di tecnici progettisti, sperimentatori, rilevatori, ecc. ai quali non sono estranee molte università e istituti di ricerca, che hanno la responsabilità di quel progetto con quei costi e quei tempi.
Un qualsiasi progettista di un qualsiasi settore, dall’edilizia alle tecnologie spaziali, quando si cimenta con un’opera ha un’etica, un credo professionale e un obiettivo: prefigurare tutto a tavolino affinché possano essere valutati prima, e con precisione, i tempi e i costi dell’opera. Tempi e costi!
Ovunque, a ogni scala in ogni settore, dalle opere più difficili ed estese a quelle più raffinate e minute: tempi e costi.

Del Mose non si sono mai saputi né i tempi né i costi e, quel che è peggio, al cittadino contribuente non è stato mai rendicontato nulla. Nulla. I costi, enormi, sono incerti e dovevano essere saputi esattamente prima, così vale per i tempi. Ed è incerta ancora oggi dopo trent’anni la data di ultimazione e, aggiungo, se l’opera funzionerà o meno. Non si sa neppure se i tempi di chiusura saranno immediati, tipo chiusura delle porte di una chiusa di un fiume, o con un ritardo di 6 ore come si parla (tanto per capirci: dall’1.40 all’1.87 la marea ci ha messo meno di 1 ora, e se i tempi di chiusura sono quelli di cui si dice da quando si decide la fase di chiusura al suo completamento la marea può essere già scesa).
  
Nani malefici sono quei professionisti che procedono prima provando e poi realizzando, un po’ come diceva Cetto “Prima vota e poi rifletti!”, ed è stato questo il metodo adottato per decenni. Si è provata una paratia con costi lunari e poi si è buttata, si è provato a costruire isole, sì intere isole, e poi si sono distrutte, si sono provate tipologie di argini e poi si sono cambiati, ecc. ecc. sic. sic.
Ma un chirurgo, prima apre la pancia del paziente e poi prova a togliere qualche organo? così prova a vedere se funziona?
Certo il problema è complesso e proprio per questo nessuno dovrebbe mai parlarne: potrebbero affrontarlo solo i super tecnici che detengono le conoscenze sempre tenute nel cassetto e top secret da decenni.
Ma non è così! Se tolgo un muro al piano terra di un palazzo di dieci piani che succede? Magari l’edificio non crolla subito, trova un diverso equilibrio, chiama a portare muri secondari, librerie, porte o finestre, si inclina e si assesta. Forse tira avanti un po’, però prima o poi ti viene tutto sulla testa. E’ solo questione di tempo.
Con la laguna è la stessa cosa! Se trasformi un canale a forma di “S” e profondo 8-10 metri in un’autostrada rettilinea di 10 chilometri, profonda 20 metri e scavata continuamente perché naturalmente s’interra, se interri più di . della laguna e impedisci alla marea di espandersi e se elimini le naturali barene in tutta la laguna sud, cosa pensiamo possa accadere? pensiamo che l’acqua che entra dal mare sia la stessa, come velocità di marea e quantità? E’ solo questione di tempo! E questo tempo la scorsa settimana è arrivato: il mare è entrato in Città, dentro alle case e ai ristoranti, ha divelto le fogne e le rive, creando un disastro oltre l’immaginabile.
Il problema non è tanto quando si completerà il Mose, quali saranno i costi di gestione, chi li pagherà o a chi spetterà la responsabilità di chiudere le porte, a tutto questo si troverà una soluzione. Il vero problema è continuare o meno a forzare uno sviluppo incompatibile con la tutela dell’ambiente, della città monumentale e di quei pochi disperati che ancora ci vivono.
Non continuo, perché a noi veneziani vedere scomparire anno dopo anno la laguna e trasformarla in un grande bacino per navi è assai doloroso, così com’è doloroso vederla sommergere sempre di più; ma quel che è forse peggio è l’indomani avere questi fastidiosi nani malefici nelle orecchie che ripetono costantemente da trent’anni le stesse cose. Sono incapaci e in malafede, perché non hanno progettato restando nei tempi e nei costi come noi tutti dobbiamo fare per mantenere alta l’etica professionale.
  
Si usa dire che se Venezia e la sua laguna fossero in Olanda, in Australia, negli U.S.A ora sarebbe un luogo ideale, dove il più alto sapere tecnico e tecnologico avrebbe dato il meglio di sé per salvarla e utilizzarla nel modo più corretto e meno invasivo; ma si può tranquillamente affermare che ciò varrebbe anche se fosse in un qualsiasi altro paese, dagli Emirati alla Cina o in Azerbaigian, tanto per citarne alcuni di lontani. La Città sarebbe salva e destinata ad uno sviluppo a misura e compatibile forse già da 50 anni, perché in tutto il mondo civile si scelgono competenza, specializzazione, capacità e cultura almeno per le opere complesse e specialistiche. Invece da noi, purtroppo, è stata la politica dei nani malefici che ha individuato i nani tecnici e, quel che è peggio, ha messo loro in bocca le soluzioni.
L’altra sera guardavo un film in tv, ‘Il caso Thomas Crawford’, e mi è rimasta impressa una frase pronunciata dall’avvocato anziano che prevedeva una disfatta in tribunale del suo giovane legale per via dalla sua impreparazione e assenza di capacità tecniche: “Attento! Qui siamo in un ufficio pubblico se sbagliamo saltano le teste!”. Sic, …. che invidia per un mondo dove l’etica e la responsabilità professionale arrivano a tali livelli! Invece nel Consorzio Venezia Nuova tutti, sia i tecnici sia i dipendenti sia i collaboratori delle società affiliate, che sono ormai un numero quasi incalcolabile e che non hanno saputo prefigurare tempi e costi delle opere, sono sempre lì al loro posto. Meno naturalmente quelli arrestati.
Sarà un caso ma in questi giorni sta uscendo il nuovo film di Cetto Laqualunque.