ISSN 2283-7558

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L'EDITORIALE

RECENSIONE MA NON SOLO

Oggi si chiedono tempi certi per le risposte, burocrazia zero, meno regolamentazioni, velocità di approvazione o bocciatura di richieste o progetti e, soprattutto, norme che non siano interpretabili dal funzionario ma il più possibile oggettive e semplici.

NOT ONLY A REVIEW

Today in the architecture field we need less bureaucracy and rules but more sure and fast answers for the approval or the rejection of projects. We need rules that are easy and simple to understand from the executive.




Come sempre i libri di Paolo Gasparoli sono tecnici, centrano l’obiettivo, relazionano strettamente l’analisi alla sintesi e, soprattutto, sono utili al fruitore al quale sono rivolti, caratteristiche rare oggi nel mondo dell’accademia. Ma questo sarebbe un altro discorso.

In questo ultimo lavoro lo troviamo come coautore assieme ad altri due studiosi con analoghe qualità: Fabiana Pianezze e Francesco Trovò. Il libro s’intitola Venezia resiliente. Mitigazioni e monitoraggi per il governo del cambiamento (Altralinea, Firenze, 2020), un titolo difficile perché il termine è di moda, viene spesso distorto e interpretato nei modi più diversi.
Questo ennesimo corposo lavoro ne amplia e conclude uno precedente Venezia fragile. Processi di usura del sistema urbano e possibili mitigazioni (Altralinea, Firenze, 2014), sempre di Gasparoli e Trovò.
Il volume raccoglie i risultati di una ricerca finanziata dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo con i fondi della legge 77/2006 “Misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella “lista del patrimonio mondiale”, posti sotto la tutela dell’UNESCO” dal titolo: Strategia per il turismo sostenibile di Venezia e la sua laguna: gestione, mitigazione e sensibilizzazione, coordinato dai tre autori e al quale hanno collaborato vari tecnici sia dell’Amministrazione Comunale sia, naturalmente, della locale Soprintendenza.

Tra i molti temi che affliggono la Città e ne compromettono la qualità della vita degli abitanti e, più in generale, l’intera qualità urbana, tre sono quelli sui quali gli studiosi si sono concentrati:

• l’occupazione di suolo pubblico intesa come plateatici e posteggi, cioè bancarelle e merci esposte in rapporto alla fruizione della Città e al decoro urbano;

• la residenzialità cioè l’alta redditività delle locazioni turistiche e i connessi cambi d’uso, i servizi, il carico fiscale e il costo della vita;

• la manutenzione degli spazi urbani come i fronti edilizi, le pavimentazioni, l’illuminazione.

Prima di affrontare la non facile lettura, perché non si tratta di un libro divulgativo su Venezia ma di un testo che raccoglie i risultati di una lunga e complessa ricerca interdisciplinare, ho chiesto a uno degli autori: “ma a chi è diretto questo il libro?” In realtà pensavo che il lettore tipo fosse il cittadino attento ai temi della sua città, e ce ne sono molti più o meno innamorati o critici, i pochi che nonostante tutto continuano ad abitarci, oppure al vasto mondo dei tecnici, degli operatori immobiliari quali impresari, professionisti, o ancora a quello dei commercianti, che lo studio tocca da vicino. Si sente la mancanza nella letteratura di uno studio che parli a chi opera e gestisce per lavoro il quotidiano in Città a chi vive sulla propria pelle, abitandoci, le mille difficoltà e incongruenze.
No, - mi è stato risposto - il libro è diretto prevalentemente al Sindaco e agli amministratori della Città.

Che cosa strana - ho pensato - un’amministrazione commissiona una ricerca molto importante e per farsela trasmettere necessita di una pubblicazione’. Confesso che all’inizio ero leggermente prevenuto, perché una ricerca commissionata dall’alto, che si ferma nei piani alti dell’Amministrazione, lascia qualche perplessità perché comunica poco ai più. E questo aspetto è accentuato dal fatto che lo studio è strettamente finalizzato alla città di Venezia, e quindi non pareva esportabile ad altre realtà.
 
Approfondendo la lettura è emerso il metodo che caratterizza da sempre gli autori, un metodo che è valido per analizzare un brano d’intonaco o una pellicola pittorica, un edificio antico o una città storica. E’ come una bussola che ha consentito loro di trovare in ogni frangente la rotta, sintetizzare complesse analisi in indicazioni operative ed evitare, come spesso succede nel restauro, che la conoscenza resti tale e si libri a due metri da terra.

E infatti le perplessità svaniscono a pagina 123 quando, relativamente ai tre filoni della ricerca, si arriva a progettare delle concrete azioni di mitigazione. Non è possibile impoverire lo studio sintetizzandone qui i caratteri delle soluzioni proposte ma provo ad illustrare il metodo, giusto per capire.
 
> Riguardo al primo problema, quello relativo a come viene aggredito il suolo pubblico da bancarelle, plateatici e relativi sbordamenti abusivi, questo viene inquadrato e risolto in modo semplice e schematico, come fanno i tecnologi, ossia si sintetizzano gli indirizzi per attuare la mitigazione con una serie di indicazioni molto precise: DOVE, CHI, COSA, COME. In questo modo, semplificando le problematiche prima analizzate, l’amministratore potrà comportarsi agendo su basi concrete che nascono dall’analisi.
 
> Riguardo alla residenzialità, che forse è il problema dei problemi anche in molte altre città turistiche, vengono suddivisi tre capitoli: AUMENTO CAMBI D’USO IN FAVORE DI ATTIVITA’ RICETTIVE, ALTA REDDITIVITA’ DELLA LOCAZIONE TURISTICA e ALTO COSTO DELLA VITA PER I RESIDENTI. Per ognuno di questi, oltre a specifici INDIRIZZI DI MITIGAZIONE, si prevede un capitolo di ULTERIORI RIFLESSIONI IN CORSO, considerando l’alta problematicità di questo carattere che da Napoli a Firenze e da Roma a Milano investe tutto il Paese.
 
> Anche l’ultimo problema, quello della manutenzione degli spazi urbani, viene suddiviso in tre capitoli: FRONTI EDILIZI, SPAZI URBANI e PAVIMENTAZIONI, per ciascuno dei quali si propone l’istituzione di linee guida rivolte a professionisti e cittadini che, se redatte da questo collaudato gruppo di lavoro, non potranno che essere pertinenti e assai utili.
  
Le perplessità iniziali si trasformano quindi in apprezzamenti del lavoro che i tre architetti hanno condotto, per come hanno semplificato temi complessi senza penalizzarli, temi che potranno successivamente essere sviluppati anche per altre tematiche vista la conoscenza del problema.
Non è quindi uno studio progettuale indirizzato solo al Sindaco di una Città ma è un metodo per affrontare sistematicamente e concretamente i problemi che, se applicato ad altre realtà che beneficiano/soffrono del turismo in modo intenso, potrebbe permettere di venire a capo dei problemi; potrebbe aiutare ad individuarne una soluzione anche in relazione alle specificità di ogni sito.

 

Per ultimo, da tecnico rilevo un leggero appunto, però propositivo. Noto nel testo, al quale hanno collaborato molti uffici dell’Amministrazione e della Soprintendenza, che nessuno ha guardato il problema dall’altra parte, dal basso, ossia dal punto di vista degli operatori che investono e lavorano in città ma solo dall’alto, per creare norme e regolamenti, il più delle volte da aggiungere a quelli esistenti, che sono per buona parte incomprensibili.

Forse oggi dal basso si chiedono tempi certi per le risposte, burocrazia zero, meno regolamentazioni, velocità di approvazione o bocciatura di richieste o progetti e, soprattutto, norme che non siano interpretabili dal funzionario ma il più possibile oggettive e semplici. E’ questo il punto di vista del professionista, che pende dall’interpretazione assolutamente soggettiva di norme e regolamenti da parte dei funzionari, è quello del commerciante che ha il diritto di sapere cosa, quanto e come può realizzare il suo investimento, è quello dell’operatore economico per il quale l’incertezza, i tempi di attesa lunari e la burocrazia sono costi che spesso lo portano fuori mercato.

Con il metodo individuato, dando ascolto anche alle esigenze di chi opera quotidianamente dall’altra parte, e sono in molti gli artigiani, i professionisti, gli imprenditori, i commercianti e i ristoratori, il quadro potrebbe essere più ricco e equilibrato. Piuttosto che sanzionare o proporre sgravi fiscali minimi (che saranno sempre irrisori rispetto agli utili), invece di aggiungere regole alle tantissime esistenti, bisognerebbe stimolare un mercato diverso e alternativo, si potrebbero incentivare attività e proposte alternative che da sole allontanerebbero gli usi impropri e le fragilità delle quali si è parlato.

Non si ferma un mercato esplosivo con dighe e barriere, con sanzioni e regole, bisognerebbe invece creare le condizioni intelligenti e appetibili perché altri mercati più compatibili, più a misura e più fini possano disincentivare quelli usuranti e invasivi. Attenzione! Ciò non significa liberalizzazione e lasciare che le leggi del mercato governino la città trovando un loro equilibrio ma individuare e facilitare mercati diversi, oggi bloccati, che abbiano un loro utile, altrimenti diverrebbero assistiti. Potrebbe iniziare così una catena commerciale diversa non massificante, di livello qualitativo migliore e più compatibile rispetto a quella attuale.

Gli esempi sono sempre riduttivi e rischiano di contraddire quanto detto ma ci sarebbero molti, moltissimi mercati alternativi che, oltre alle loro attività, porterebbero come ricaduta una residenzialità spontanea, se ci fossero le condizioni di cui sopra. Intendo una residenzialità non imposta in modo “bulgaro”, ossia frenando con norme quella turistica, ma come risultato di scelte individuali; in pratica, si potrebbe far diventare più vantaggioso economicamente e quindi far sorgere spontaneo il desiderio di vivere in città, controtendenza che potrebbe avvenire solo incentivando mercati nuovi. E ciò perché la qualità della vita nei nostri centri storici può essere altissima.

Ma anche questo è un altro discorso ancora!