ISSN 2283-7558

articolo

L'EDITORIALE

Tra bonus e meno bonus…

In alcune misure fiscali c’era la volontà di valorizzare il patrimonio culturale del Paese costituito oltre che dai monumenti anche e soprattutto dai Borghi, dai Centri Storici, grandi e minuti, dai contesti urbani e da quelle architetture del passato che sono la ragione prima del turismo culturale per il loro numero, per la loro qualità altissima, per la loro unicità, ecc.

Fa riflettere il fatto che queste misure saranno ridotte fino a terminare dimostrando che la valorizzazione del patrimonio architettonico storico non interessa più al mondo della politica mentre il “cappotto siberiano” verrà interamente rifinanziato e continuerà a rivestire edifici di ogni genere.

Bonus and no Bonus?

In some of the past tax measures there was the will to promote the Italian cultural heritage which included not only monuments, but also villages, historical centres and ancient buildings. This rich heritage is one of the main reasons for our cultural tourism. 

It makes you think how all these measures will decrease, showing in this way that the promotion of our cultural heritage won’t interest the political world anymore. Yet, it is strange how the politics are focused on the “cappotto siberiano” which will be fully financed and it will be used for any type of building. 




Nella sua attuale versione il ddl di Bilancio 2022 contiene all’art. 8, titolato Proroghe in materia di superbonus fiscale … o restauro della facciata esterna degli edifici, il comma 5 che così dice: all’articolo 1, comma 219, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, le parole “negli anni 2020 e 2021” sono sostituite dalle seguenti: “nell’anno 2022” e le parole “90 per cento” sono sostituite dalle seguenti: “60 per cento”. Fine.
Anche se la futura discussione alle Camere potrebbe cambiare qualcosa il destino delle agevolazioni fiscali per le operazioni di manutenzione delle superfici esterne degli edifici storici è segnato, saranno radicalmente ridotte al 60% e solo per il 2022.
In molti si sono schierati a favore della proroga. Secondo il Ministro della Cultura questa è una misura concreta e “che sta funzionando, fa lavorare le imprese e rende più belli i borghi e le città, dai centri storici alle periferie”; le facciate, ha spiegato, “pur essendo di proprietà privata, sono di fatto beni pubblici” e contribuiscono al recupero o al degrado delle città italiane.
Speriamo che qualcuno si renda sensibile alla manutenzione delle superfici nei centri storici e che il legislatore proceda in tal senso anche se non sembra che la fine del bonus o la sua radicale riduzione faccia stracciare le vesti alle forze politiche, susciti movimenti di popolo o spinga qualcuno allo sciopero della fame.

  
L’idea di aiutare la manutenzione delle superfici storiche, spesso abbandonate da tempo, si legava alla volontà di valorizzare il nostro patrimonio storico architettonico, evitare i lunghi abbandoni, il degrado dei vicoli e delle vie principali, l’obsolescenza di aree non solo periferiche; ma ancora, questo agire preventivo poteva evitare costosissimi restauri radicali perché se non si attiva in tempo la manutenzione le operazioni dopo diventano assai onerose e complesse. Insomma, c’era la volontà di valorizzare il patrimonio culturale del Paese costituito oltre che dai monumenti anche e soprattutto dai Borghi, dai Centri Storici grandi e minuti, dai contesti urbani e da quelle architetture del passato che sono la ragione prima del turismo culturale per il loro numero, per la loro qualità altissima, per la loro unicità, ecc. Il mondo c’invidia questo patrimonio e milioni di persone ogni anno vengono a visitarlo. Facilitarne la manutenzione era una misura anche per estendere l’offerta turistica.
Queste misure avevano realmente funzionato ma il risultato non è ancora di immediato riscontro. Ci è voluto tempo affinché i tecnici progettisti, gli amministratori di condominio, le imprese e i proprietari capissero il funzionamento della prassi burocratica, che è sempre assai complessa. I proprietari o i condomini si sono dovuti riunire, hanno dovuto farsi spiegare l’iter, incaricare i loro tecnici e questi ultimi hanno dovuto elaborare i preventivi, creare delle simulazioni, raccogliere le offerte delle ditte, stipulare contratti con tempi e modi, avviare e concludere i lavori e gestirli economicamente per recuperare il credito d’imposta. I primi cantieri sono partiti molto tempo dopo l’avvio del Bonus e la ragione è facilmente comprensibile, ma ora che la macchina si è messa in moto e il meccanismo funziona, si vedono ponteggi, facciate manutenute, altre in prossimità di iniziare il cantiere e tutta la lunga filiera è in azione, arriva una brusca frenata.
  
Era positivo il bonus facciate perché si stava ri-diffondendo la prassi della manutenzione degli edifici storici, che evita i grandi restauri una tantum, che aiuta le piccole imprese a sopravvivere, e qui non si parla solo di intonacatori ma della filiera lunghissima dell’edilizia che va dal restauro della pietra ai produttori di materiali e dagli installatori di ponteggi ai pittori ai decoratori. E’ un mondo quello della piccola manutenzione delle superfici storiche, dove ancora sopravvive la realtà artigiana e quindi la tradizione costruttiva locale. La grande impresa del sud non va al nord per eseguire una facciata di un edificio e allo stesso modo una del nord non va al sud per una semplice manutenzione. E’ diseconomico e ciò è un bene, perché aiuta questo mondo locale che va dal piccolo professionista e all’impresa del posto.
Contemporaneamente, il Consiglio dei Ministri n. 44 ha sciolto ogni dubbio sulle intenzioni del Governo riguardo alle altre detrazioni fiscali: il super bonus 110% verrà prorogato e quindi tutti gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici godranno di totale detraibilità.
  
Fa riflettere il fatto che le operazioni di restauro, e quindi di valorizzazione del patrimonio architettonico storico, non interessino al mondo della politica mentre il “cappotto siberiano” si, perché verrà interamente finanziato e continuerà a rivestire edifici di ogni genere.
A parte la critica già mossa in questi editoriali per l’assenza di compatibilità con il settore operativo del restauro architettonico, al quale questi interventi, per la loro falsata metodologia di calcolo, difficilmente si adattano, c’è un aspetto fondamentale da rilevare.
Viviamo in un periodo storico nel quale è dominante il tema della sostenibilità e ciò a tutti i livelli: economico, industriale, sociale, e quindi architettonico ed edilizio. Il bonus 110% va nella direzione della riqualificazione energetica ma non in quello della sostenibilità! Si migliorano le tenute al freddo degli edifici (non al caldo che sarà il reale problema nei prossimi decenni), si rinnovano gli impianti tecnologici e questo è un bene, ma si accelera contemporaneamente la produzione di derivati degli idrocarburi quali il polistirolo, l’EPS, gli elementi per il fissaggio in plastica, poi tutte le finiture a base di resine sintetiche, di schiume poliuretaniche per la saldatura, di retine in plastica porta intonaco, di  rasanti, di colle chimiche che sono la negazione della sostenibilità. Quando poi fra 20 o 40 anni si dovrà smaltire il cappotto assemblato costruito da  polistirolo e resina anche per aprire una porta o una finestra saranno costi economici e sociali altissimi, perché sarà un rifiuto speciale al pari dell’amianto nel quale c’era tanta fiducia qualche decennio fa. Sotto il profilo della sostenibilità si sta finanziando una pessima tecnologia edilizia!
Chi ci sta dietro? Basta fare due più due
   
Ma c’è una buona notizia dell’ultima ora, notizia che fa tutti ben sperare !!
Sta uscendo un nuovo bonus al 50% destinato alla manutenzione e al restauro degli immobili di interesse storico e artistico vincolati ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.lgs. 42/2004).
Questo nuovo credito d’imposta per le spese sostenute nel 2021 e nel 2022 per la manutenzione, la protezione ed il restauro è istituito dal disegno di legge Sostegni-bis, approvato dalla Camera dei Deputati e destinato alle persone fisiche, che detengono, al di fuori dell’esercizio di impresa, gli immobili di interesse storico e artistico.
Il credito di imposta sarà riconosciuto nella misura massima del 50%, fino ad un importo massimo di 100mila euro, e il funzionamento del nuovo bonus sarà chiarito con un decreto attuativo del Ministero della Cultura, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze.
Ma attenzione attenzione … questa straordinaria misura di aiuto al patrimonio culturale sarà finanziata con un fondo faraonico che per il momento può contare su una dotazione di 2 milioni di euro in due anni.
Quindi, un milione all’anno e ogni anno saranno finanziati ben 10 interventi in Italia nella misura di 100 mila euro ognuno …

Si si è tutto chiaro, ben dieciinterventil’annoinitalia.

Riteniamo che la valorizzazione del patrimonio culturale nel nostro Bel Paese interessi ancora a qualche forza politica?