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SUPER RUINS

Dall’Istituto di Storia e Teoria dell'Architettura dell’Università di Innsbruck

29/01/2026, redazione rec

“Super Ruins: Dialoghi tra passato, presente e futuro” a cura di Florina Pop, è il volume n° 1 della serie “context architecture”, collana curata dall’Istituto di Storia e Teoria dell'Architettura dell’Università di Innsbruck. Il volume raccoglie gli esiti di una Giornata di Studi tenutasi presso la stessa Università nelle giornate del 7-8 luglio 2022, accogliendo i contributi di architetti professionisti, ricercatori, docenti universitari, restauratori ed artisti provenienti da diversi Paesi: Austria, Belgio, Inghilterra, Italia, Romania e Portogallo [ne avevamo parlato > QUI].

Il tema che sottende e riunisce ciascun contributo è il rapporto con le rovine architettoniche, definite in modo stimolante dall’autrice come “Super Rovine”, dotate di una capacità generativa e di trasformazione per quella loro caratteristica intrinseca di essere il risultato formale di una mutazione materica e allo stesso tempo avere ancora la possibilità di divenire altro nella forma e nella sostanza.

Il messaggio finale della curatrice, attraverso la raccolta di diversi contributi, dimostra che un edificio antico, caduto in rovina, non è morto, ma al contrario conserva una profonda vitalità. Liberato da funzioni ormai obsolete, acquisisce una nuova super-potenzialità: quella di trasformarsi in qualcosa di superiore e ulteriore (super) rispetto alla propria esistenza precedente. La rovina, dunque, rivela nuove possibilità e, nel farlo, diventa la chiave della resilienza dell’edificio. Strutture architettoniche dimenticate dimostrano di essere strumenti di processi vitali, in attesa di soddisfare nuovi bisogni.

Ne consegue che l’architettura non è qualcosa di statico. Gli edifici si fondano sull’equilibrio tra firmitas, utilitas e venustas – come abbiamo appreso da Vitruvio – ma esistono e si trasformano nel tempo. L’ equilibrio di cui ci parla Vitruvio può essere mantenuto oppure perduto; quando accade la seconda ipotesi, si dice che un edificio “cade in rovina”. Tuttavia, questa caduta non rappresenta la morte dell’edificio, bensì la sua liberazione da uno scopo ormai obsoleto ed il suo invito a trasformarsi in qualcosa che va oltre la propria esistenza precedente. 

Assumendo il prefisso “super” nel suo significato etimologico di “al di sopra e al di là”, è possibile riconoscere che la chiave della resilienza di un edificio risiede, sorprendentemente, nella super potenzialità che esso acquisisce proprio nel momento in cui cade in rovina. Pertanto, le rovine non sono morte, ma vive. Non sono “meno”, ma “più”. Esse rappresentano processi vitali in attesa di rispondere ai bisogni delle generazioni future.

Come possiamo partecipare a questi processi? Come possiamo perseguire la super esistenza delle rovine? I contributi degli autori cercano di rispondere a queste domande offrendo prospettive internazionali e interdisciplinari sulla capacità delle rovine di generare nuova vita. 

Il libro si apre con una riflessione teorica sull’approccio alle rovine dal punto di vista della conservazione del patrimonio architettonico esistente e si conclude con un dialogo sui concetti di  continuità e cambiamento nei processi progettuali che intervengono su edifici e città esistenti, dal punto di vista di un architetto  progettista. I contributi intermedi abbracciano un ampio spettro di approcci teorici e pratici alla rovina nel corso dei secoli, dal Rinascimento fino ai giorni nostri.
   
ECCO, DI SEGUITO UNA BREVE DESCRIZIONE DEI CONTRIBUTI

Giovanni Carbonara, già professore all’Università “La Sapienza” di Roma, introduce la teoria italiana del restauro come un approccio di intervento sul patrimonio costruito che si fonda sia su un processo critico sia su un atto creativo, dove il primo propone un’ipotesi alla quale il secondo risponde, senza alterare in modo irreversibile la rovina.
“[...] i professionisti devono essere sinceramente convinti che, in questo ambito, sia necessaria un’attitudine all’ascolto e al rispetto.” — Giovanni Carbonara

Simina Ana-Maria Lörincz, architetta e docente all’Università Transilvania di Brașov, in Romania, offre una riflessione sull’approccio di Leon Battista Alberti alla preesistenza costruita, che anticipa il concetto moderno di conservazione e restauro.
“Facendo un uso dinamico del passato e comprendendo ogni nuovo intervento come parte di un insieme organico [...] Alberti trasforma le rovine dell’antichità nei maestri più abili, ‘optimis professoribus’.” — Simina Anamaria Lörincz

Alice Nogueira Alvez, restauratrice e professoressa all’Università di Lisbona, in Portogallo, presenta uno studio di caso su un restauro archeologico di fine Ottocento, di ispirazione italiana, del Tempio Romano di Évora. Il tempio, dopo secoli di trasformazioni e deturpazioni, venne infine riportato al suo aspetto originario per soddisfare l’ambizione erudita di consacrarlo come simbolo nazionale.
“La questione principale circa il tipo di intervento da intraprendere era la conservazione delle vestigia medievali, che alcuni sostenevano fossero di origine araba, oppure la loro completa rimozione per dare priorità alle rovine romane.” — Alice Nogueira Alves

Daniel Grünkranz, architetto e socio fondatore dello studio interdisciplinare Form Society di Vienna e Lussemburgo, affronta le sfide legate alla conservazione dell’autenticità nell’ambito dell’architettura militare attraverso il caso della Moselstellung / Position de la Moselle, una linea di fortificazioni costruita dall’Impero tedesco durante la prima annessione dell’Alsazia-Lorena.
“Le rovine, o i resti degli edifici, sono il risultato di una trasformazione dell’architettura nel corso del tempo.” — Daniel Grünkranz

Simona Salvo, professoressa all’Università “La Sapienza” di Roma, discute il concetto di rovina minuta (rubble) come micro-rovina, interrogandosi se una materialità iper-frammentata possa costituire un mezzo per riconfigurare l’architettura perduta e un elemento capace di suscitare emozioni.
“È possibile riconsiderare le macerie come un mezzo per riconfigurare l’edificio da cui provengono, e sono esse in grado di ‘suscitare emozioni’?” — Simona Salvo

Maurizio di Puolo, architetto, progettista di mostre e fondatore dello Studio Meta Imago di Roma, ci rivela come i frammenti dell’antica Roma arricchiscano la città contemporanea di un significato particolare.
“Di fronte a un tempio in rovina, a un frammento di marmo, al Colosseo, a un opus sectile, la traccia del ‘tempo’ si interrompe: cioè, essa convive con noi, ora.” — Maurizio di Puolo

Paolo Delle Monache, scultore e docente all’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano, esplora il concetto di rovina come rappresentazione concreta del tempo, sottolineando il ruolo del frammento come forza ispiratrice nella sua pratica artistica. “Considero il frammento come una delle rare forme di democrazia e di libertà: ognuno è davvero libero di immaginare la parte mancante e di completarla.” — Paolo Delle Monache

Bie Plevoets, professoressa all’Università di Hasselt, in Belgio, presenta diversi casi di studio su differenti approcci progettuali al riuso adattivo, in cui il carattere della rovina viene valorizzato dal nuovo intervento.
“[...] sembra che la metafora del palinsesto abbia un significato radicalmente diverso in architettura rispetto a quello che assume in relazione alla pittura.” — Bie Plevoets

William Mann, architetto e direttore dello studio Witherford Watson Mann Architects di Londra, descrive il complesso processo di intervento su una rovina stratificata di otto secoli, aprendo una riflessione più ampia su cosa significhi lavorare con strutture preesistenti.
“Quello che ci si presentava davanti ad Astley era mezza costruzione: in alcuni punti una rovina nella grande tradizione, in altri un cumulo informe di pietre; un’esplosione di vegetazione, un labirinto di stanze senza tetto.” — William Mann

Emanuele Fidone, architetto e professore all’Università di Catania, presenta l’intervento sulla Basilica paleocristiana di San Pietro a Siracusa, mettendo in evidenza la reinterpretazione spaziale e materica di questa antica rovina, in cui le continue trasformazioni e sovrapposizioni non sono viste come un problema da celare, ma come una risorsa strategica, dando luogo a un intervento di restauro esperienziale.
“Le scelte progettuali sono sempre state dettate dall’idea di continuità con i materiali e le forme preesistenti, all’interno della fluidità del tempo e del suo svolgersi.” — Emanuele Fidone

Marco Ermentini, architetto e partner dello studio Ermentini Architetti di Crema, condanna quella che riconosce come una violenza diffusa nei confronti dell’ambiente costruito, invitandoci invece a scoprire cosa possa fare per il mondo il segreto della carezza.” 
“Le rovine portano il profumo del tempo. Noi siamo tempo. Le rovine sono il nostro ancoraggio di salvezza. Esse sono i punti di riferimento della nostra esistenza.” — Marco Ermentini

Il volume si conclude con un dialogo con William Mann sulle sfide della pratica architettonica contemporanea – sul finire ciò che altri hanno iniziato e iniziare ciò che altri finiranno – e su come progettare edifici aperti al cambiamento futuro. “Mi interessa il campo di forze in cui l’architetto è uno tra diversi attori; e il completamento della costruzione come l’inizio della vita dell’edificio.” — William Mann

Serafina Cariglino e Florina Pop

 

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