ISSN 2283-7558

Le macerie non sono rifiuti

Le macerie non sono rifiuti

Angelo Verderosa
pubblicato il 24/03/2021

Ogni edificio dovrebbe essere oggi progettato anche in funzione dei materiali recuperabili in futuro. Ci vorrebbe una norma che regoli le nuove costruzioni a scala planetaria: si costruisce il nuovo solo col recupero e riciclo del vecchio; un mondo senza più cave e rifiuti e discariche; senza inutili muscolosi grattacieli.
In passato le costruzioni si facevano col massimo risparmio dei materiali, riducendo tempi e costi per spostarli. Materiali che venivano riutilizzati sicuramente più volte; si pensi al riutilizzo delle rovine di epoche passate, ai 'frammenti', alle stesse pietre riutilizzate dopo terremoti e  bombardamenti... Non si buttava via niente.
I materiali che derivano da una 'scomposizione' del fabbricato non sono rifiuti, anzi. Hanno un valore storico e anche mnemonico. Si pensi al pietrame delle murature, spesso conci sbozzati a mano: basta pulirli dai calcinacci e sono subito riutilizzabili. I coppi laterizi, anche se spaccati a seguito di crolli o semplice usura, sono riutilizzabili per listare le nuove murature, oppure sono frantumabili per farne la base prevalente del cocciopesto. Le macerie non sono rifiuti.
C'è un significato dietro questa azione virtuosa e c'è anche qualcosa da raccontare; il nuovo ha continuità col vecchio, i materiali non viaggiano, restano sul posto. C'è ecologia e c'è identità.

Bisogna interrompere la catena dei rifiuti viaggianti: le attuali norme imporrebbero di portare in discarica quelle pietre e quei coppi per poi riacquistare surrogati dal mercato. A volte poi capita di non trovare quel particolare pietrame e magari si è costretti ad acquistarlo dalla stessa discarica dove era stato conferito. Per non parlare dei terreni di scavo...
Una follia, un capolavoro della burocrazia 'circolare'. Un paradosso tutto italiano, antitetico a quel desiderio di ”burocrazia zero, tempi certi per le risposte, velocità di approvazione (o bocciatura) di progetti, norme che non siano interpretabili dal funzionario di turno, norme il più possibile oggettive e semplici” a cui anela Cesare Feiffer nell'ultimo editoriale di recmagazine163-2021.

La direttiva 2008/98/CE prevedeva di raggiungere entro il 2020 il 70% del riciclo dei rifiuti edilizi; in Italia siamo al 10% circa nonostante l'entrata in scena dei CAM nel novembre 2017.

Il nodo da risolvere, e qui lanciamo un appello ai burocrati di buona volontà, è l'evoluzione da 'rifiuto' a 'riciclato'. Nella sostanza dovrebbe essere data facoltà al progettista e direttore dei lavori di discernere nel merito, scegliendo, classificando, riutilizzando in sito. Ovviamente in fase progettuale, attraverso campionature e analisi di laboratorio si deve acquisire la conoscenza dei materiali e dimostrarne così la non pericolosità. Il disciplinare tecnico-prestazionale, il capitolato speciale d'appalto, l'elenco dei prezzi unitari, la premialità di punteggio in fase di gara migliorativa sono tutti elementi che il progettista deve saper utilizzare per recuperare quanto più possibile delle vecchie costruzioni.
Si pensi ad esempio alle potenzialità derivanti dalla demolizioni di fabbricati in cemento armato: sia il ferro che il calcestruzzo hanno enormi potenzialità di riutilizzo: non sono rifiuti! Gli inerti che derivano dal vecchio calcestruzzo eviteranno nuovi prelievi da cave calcaree. E nuovi scenari si potrebbero aprire col riutilizzo dei vecchi infissi interni ed esterni (si veda il dossier 'Serramenti Sorici' in recmagazine161-2020).

Qui però bisognerebbe sollecitare la creatività dei progettisti, imporre per norma non solo il 'riciclo' in termini percentuali come fanno oggi i 'Cam' ma il riutilizzo dei materiali e dei componenti già in fase di progetto: con un patchwork dei vecchi infissi si potrebbero fare dei nuovi tramezzi? Una veranda? un muro di 'Trombe'?
E i vecchi arredi mobili si potrebbero mettere all'asta o regalarli anziché portarli in discarica?
L'idea del 'Matasto' va presa in seria considerazione; bisognerebbe farne una 'App' magari correlata al 'BIM' progettuale; è richiesta velocità nella fase tra smontaggio e ricollocamento che solo il digitale sa offrire. Certo, si potrebbe correre il rischio che un solaio in legno di castagno smontato a Matera sia richiesto poi a Bolzano; ma anche in questo caso la logistica avanzata potrebbe risolvere questo tipo di diseconomia geografica.

Il 'Matasto', proposto da Marco Ermentini, è <<un passaporto dei materiali finalizzato al loro riciclo per innescare un'economia circolare nell'edilizia>> (si veda 'il Matasto: una proposta timida' in recmagazine163-2021).

  
DIDASCALIE FIGURE da sinistra a destra > materiali aridi di cantiere (spicconature di intonaci, svellimenti di massetti, frammenti di soglie e davanzali, coppi laterizi frantumati e inutilizzabili, pietrame di piccola pezzatura) vengono frantumati per passare a nuova vita: sabbie e pietrischetti di diversa granulometria per nuovi massetti e intonaci; > mattoni laterizi di scarto provenienti da demolizioni che sono stati poi reimpiegati in sito per integrazioni murarie; > coppi laterizi di recupero accantonati in cantiere in attesa del riutilizzo; > grucce riciclate come armatura zincata per un massetto; > pavimentazione di un vicolo con ciottoli di recupero; > frammenti di mattonelle e maioliche che diventano 'memoria' incastonata in nuove pavimentazioni di spazi urbani; > arredi mobili di scarto, recuperati a nuova vita; > portoni divelti che oggi sono tavoli per conferenze.