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106

settembre2013

RIVISTA

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Archivio 2013-2016

34 numeri [105-138]

100,00 €
L'Editoriale

ARCHITETTI “STELLA” A VENEZIA

Dopo qualche periodo di silenzio dovuto al trasloco sul web, e quindi con qualche giustificato ritardo, merita riflettere sull’ormai conclusa (?) avventura (non a lieto fine) del progetto Koolaas per il Fondaco dei Tedeschi a Venezia che è scomparso improvvisamente dalla scena delle polemiche.

Oggi il progetto è approvato, il cantiere è iniziato e, dopo che sono state modificate (ma non diminuite) altane, terrazze, camminamenti aerei sul Canal Grande, scale mobili che trafiggono spazi cinquecenteschi, nuove costruzioni nel cortile centrale e libertà creative di vario genere; ora il tutto corrisponde per incanto alle normative e ai regolamenti. Tra qualche tempo potremo giudicare in diretta e sul “corpo” del monumento la qualità dei pensieri e delle opere, tra non molto il monumento sarà trasformato in modo irreversibile a centro commerciale...


Il restauro timido

GUARITORE O CURATORE?

L'architetto da guaritore dei luoghi (con tutto l'armamentario del moderno) diventerà curatore dei luoghi. Ciò significa che dalla tradizionale idea ottimistica di guarigione (della città, dell'edificio, dell'oggetto) si passerà all'idea problematica di continuità curativa. Essa implica di imparare ad assistere, cioè stare accanto ai luoghi con pazienza, intelligenza e grazia; in poche parole si passa dalla terapia alla cura.


Focus sostenibilità

UMIDITA’ DI RISALITA

Il problema nelle murature storiche

L'umidità di risalita è un fenomeno molto diffuso, soprattutto nelle murature storiche esistenti, attraverso il quale l'umidità penetra nei manufatti e costituisce una delle cause più frequenti del degrado degli edifici. Molti sono stati gli studi circa la risoluzione di tale problematica, poi ci si è approcciati alla tecnica della cosiddetta “barriera chimica”, un trattamento che mira a impedire la risalita dell’umidità creando una barriera di resine impermeabilizzanti.


RISPARMIO ENERGETICO E IMMOBILI STORICI VINCOLATI

L’impianto di illuminazione a gestione domotica della Cattedrale di Nardo' (Lecce)

Il progetto di riqualificazione funzionale della Cattedrale di Nardò (Lecce) si è basato sullo studio di un sistema che, oltre a dotare l’edificio sacro di un nuovo e moderno impianto di illuminazione fosse in grado di ottimizzare i consumi producendo un sensibile risparmio energetico. Tutti i corpi illuminanti prescelti sono dotati di dispositivi di variazione dei flussi luminosi e di lampadine alogene o a LED, ogniqualvolta possibile, con doppia supervisione domotica per il tramite di un sistema elettronico di interconnessione e di gestione BUS a protocollo (aperto) DALI per la gestione dell’illuminazione della Cattedrale ed un sistema elettronico di interconnessione e di gestione BUS, su doppino intrecciato non schermato (UTP), a protocollo (aperto) KNX per la supervisione generale, per l’illuminazione dei vani accessori e per la gestione di oltre il 50% delle prese. I corpi illuminanti sono tutti pezzi speciali modificati appositamente per la Cattedrale e dotati di appositi alimentatori “dimmerabili” DALI, adatti ad essere inseriti in qualsiasi “scenario funzionale”. Così, qualora le esigenze dovessero mutare, sarà sufficiente aggiornare gli “scenari” senza effettuare opere murarie o impiantistiche, ma semplicemente riprogrammando l’impianto.


IL PATRIMONIO COSTRUITO IN TERRA CRUDA

Una sfida per la conservazione

L’attenzione per le architetture in terra risale ai primi anni ‘70; da allora si registra un notevole approfondimento conoscitivo su tale patrimonio, a cui tuttavia non sembra corrispondere ovunque una prassi conservativa efficace. Gli interventi sull’architettura in terra, infatti, sono generalmente volti al ripristino, con esiti spesso falsificanti. Oggi è opportuna una riflessione teorica per orientare gli interventi in una direzione più strettamente conservativa; a questo proposito la ricerca scientifica può fornire un contributo determinante per la scelta di materiali di restauro che consentano di intervenire in modo compatibile ma distinguibile.