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RIVISTA
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Archivio 2013-2016
34 numeri [105-138]
PALAZZO CITTERIO
Alza il sipario Caterina Bon su quasi mezzo secolo di misteri e di incomprensibile immobilismo che ha coinvolto il cuore artistico di Milano e che negli anni è stata chiamata 'Grande Brera', 'Brera 2', 'Brera in Brera' e 'Sistema Brera'.
Uscito quest'anno per i tipi di Skira, “Il caso Palazzo Citterio” è un lavoro ordinato di ricerca e di informazione che non solo spiega dei fatti che hanno dell'incredibile, non solo sintetizza 40 e passa faldoni d'archivio ma, soprattutto, traccia il quadro culturale, sociale e politico di Milano tra gli anni ‘70 e il 2010, che ha visto accavallarsi tre generazioni di ministri, di soprintendenti, di storici dell'arte, di critici, di personalità della cultura e di architetti, intenti, chi più chi meno, ad ampliare la Galleria Nazionale di Brera nel vicino Palazzo Citterio.
Attenzione!
Nello sguardo dell'architetto l'attenzione svolge un ruolo fondamentale. È una risorsa mentale discreta, leggera e nascosta, e per questo di solito poco considerata. Tuttavia riveste una grande rilevanza rispetto al modo in cui affrontiamo la vita, ci rapporta alle cose e al mondo e guida la nostra esperienza sensoriale. La capacità di osservazione dell'architetto e del restauratore è molto importante per potersi avvicinare ad un oggetto per esaminarlo, per capirlo e per conservarlo. Impariamo quindi a coltivare l'attenzione e a incentivare i benefici che possiamo ricavare dal suo rafforzamento, si tratta di un sapere delicato ma fondamentale per il nostro rapporto con il mondo.
GLI IMPIANTI DEL TEATRO SOCIALE DI FINALE EMILIA
Il progetto per la messa in sicurezza e per miglioramento sismico del Teatro Sociale di Finale Emilia (MO) ha previsto interventi che garantiscano una completa riparazione dei danni causati dal sisma ed il ripristino della fruibilità pubblica, con proposte indirizzate alla conservazione e alla valorizzazione delle caratteristiche peculiari dell’edificio.
Restauro, recupero e riqualificazione
Nel contesto internazionale l'Italia si distingue per la qualità dei suoi centri storici, per il tenore di autenticità del suo patrimonio architettonico e per la densità di segni che conserva il suo paesaggio urbano. Non si tratta di affermazioni di principio ma di un fatto che emerge dal confronto con situazioni analoghe in Europa e nel mondo. Da dove deriva il valore aggiunto di cui gode il nostro paesaggio urbano? Come si è potuto mantenere un patrimonio architettonico tanto ricco, ad onta dei problemi che affrontano gli istituti che tutelano il patrimonio e regolano le trasformazioni urbane e del paesaggio? Non v'è dubbio che la riflessione sul restauro abbia esercitato un'influenza importante sulle modalità con cui sono state progettate e realizzate le trasformazioni urbane degli ultimi due secoli, introducendo nella progettazione architettonica una peculiare attitudine alla conservazione che, seppure poco riconosciuta e valorizzata, costituisce un tratto che identifica e distingue le nostre città. L'articolo analizza il rapporto fra restauro, recupero e riqualificazione architettonica e pone l'attenzione sul contributo che la riflessione sul restauro offre alla tutela del patrimonio residenziale pubblico del secondo Novecento in vista delle sue inevitabili trasformazioni.
RESTAURO A CONSUMO QUASI ZERO
Nella conservazione dei manufatti antichi una grande rilevanza va identificata nella verifica dei sistemi impiantistici tecnologicamente compatibili con le tecniche costruttive originali degli edifici storici, che erano basati sul sistema “edificio impianto”. Per energia del sistema edificio impianto si intende la verifica, il rilievo e la comprensione del sistema delle soluzioni tecniche proprie dell’edificio che lo rendevano adatto alle richieste di benessere dell’uomo in un dato periodo storico e che ora viene svolta (sostituita) da un impianto meccanico termico.
Il restauro di questo edificio mette in campo un’idea semplice: l’uso delle tecniche “caso per caso” e quelle del recupero energetico in retrofit anche in edifici vincolati, usando tecniche a secco ed a strati materici, reinserendo come materiali la fibra e l’aria e la massa per mantenere inalterate le caratteristiche energetiche di comfort estivo insite nel manufatto, peculiari degli edifici storici, i sistemi a cappotto interno ed esterno l’intradosso murario, l’impianto meccanico ad aria controllata col supporto delle energie rinnovabili, per risolvere il regime invernale. La sfida più alta: renderlo energeticamente a consumo quasi zero.
Palazzo Madama a Torino
Il fossato di Palazzo Madama a Torino, è stato per lungo tempo un luogo privo di connotazione, utilizzato come spazio di risulta e deposito. Oggi un complesso e attento intervento di riqualificazione lo ha trasformato in uno spazio verde organizzato, un giardino nel cuore della città, fruibile e godibile dalla comunità.
Il progetto ripropone l’aspetto del giardino dei Principi d’Acaja e più in generale dei giardini medievali tra Italia e Francia nel XIV e XV, interpretandolo con una attenzione particolare ai principi dell’universal design.
Il “Giardino del Castello” diventa così un “giardino per tutti”, un luogo inclusivo e multisensoriale, uno spazio totalmente accessibile dove le caratteristiche spaziali, organizzative e comunicative consentono una fruizione agevole, in condizioni di autonomia e sicurezza, a tutti i potenziali utilizzatori.