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marzo|maggio2022
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RIVISTA

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Riviste 2022, numeri [169-172]

4 numeri [169-172]

20,00 €

rec_magazine 161+168+170

Serramenti 1 e 2 + Intonaci Storici

30,00 €

rec_magazine 170

Intonaci Storici

15,00 €

PREMESSA

Perchè un numero sugli Intonaci Storici

La bibliografia del restauro degli ultimi 30 anni è ricca di contributi che si interrogano sull’importanza di conservare e rispettare la ‘pelle’ degli edifici e di operare per preservare gli intonaci antichi, testimonianza di saperi e capacità artigianali tramandate nei secoli. [...]


L'EDITORIALE

La pesante eredità degli intonaci storici

In apertura a questo numero monografico sul restauro degli intonaci propongo alcune riflessioni particolari con lo scopo di estendere la percezione del tema. È un modo nuovo di affrontare il problema perché riporta piccoli brani tratti pubblicati negli ultimi numeri di questa rivista. Lo scopo è molteplice: stimolare la rilettura di quei saggi, sottolineare come il tema sia sempre assai complesso, che non c’è mai una soluzione unica valida in ogni contesto e che la cultura del restauro, pur nella specificità di ognuno, parla una lingua unica.


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L’IMMAGINE DEL TEMPO

Superfici e intonaci: riflessioni sul restauro

La pratica del restauro e della manutenzione delle superfici intonacate e dei loro colori, nonostante alcuni progressi, è nel complesso ancora deludente. Gli interventi sono spesso grossolani ed errati, anche sotto il profilo puramente tecnico; altre volte sono di migliore qualità, ma troppo estesi e pesanti, immemori d’uno dei fondamentali criteri del restauro, quello del ‘minimo intervento’.  Le superfici, infatti, sono certamente ‘luoghi di degrado’ ma anche di testimonianza storica e di significativi valori estetici.


INTONACI STORICI

La conoscenza attraverso l’osservazione diretta

La lettura dei dati materici contenuti negli intonaci storici delle facciate, condotta attraverso l’osservazione diretta, può essere anche l’unica possibilità di conoscere il processo di costruzione e trasformazione che ha portato alla configurazione della superficie su cui si deve intervenire. Un attento esame visivo degli strati e delle finiture, accompagnato da saggi stratigrafici, saprà indirizzare in modo puntuale ed economicamente misurata la successiva fase di approfondimento diagnostico.


LA ‘DIAGNOSTICA CHE SERVE’

Come impostare correttamente un piano di indagini

Lo sviluppo di un piano diagnostico può essere declinato secondo diversi punti di vista, combinando tecniche non distruttive e/o microdistruttive. La parte più delicata, tuttavia, del progetto diagnostico, deve svilupparsi soprattutto attorno alle domande che fanno nascere l’esigenza di approfondire le conoscenze attraverso tecniche di indagine scientifica. Il progetto diagnostico, quindi, deve scaturire dalla collaborazione tra le figure che ruotano attorno ai Beni Culturali da analizzare: gli storici dell’arte, i funzionari delle soprintendenze, i restauratori e l’esperto di diagnostica. Tanto più sono precise le richieste che provengono dalle prime figure, tanto più efficace potrà essere la risposta che l’esperto di diagnostica potrà fornire attraverso le diverse metodiche di indagine. Nel presente articolo vengono analizzate alcune situazioni tipiche di cantieri di restauro evidenziando l’approccio nella scelta delle indagini più appropriate e i risultati ottenuti.


DEL METODO E DELL’EMOZIONE

Note di un restauratore in cantiere - Discorso metodologico emozionale

Il restauro è fatto anche di passione ed emozioni. Perché è emozionante delaminare strati sovrammessi e scoprire come lo stesso edificio, lo stesso ambiente, la stessa superficie si siano trasformati e come lo stesso materiale sia stato utilizzato in modi differenti.  [...]


MALTE DA INTONACO

Criteri di selezione per interventi sul costruito storico

La situazione dell’attuale mercato dei leganti e delle malte per intonacature, e la lacunosità della normativa, mettono in seria difficoltà il progettista o l'utilizzatore che, a fronte della necessità di interventi sempre più frequenti di manutenzione e/o conservazione delle superfici intonacate, antiche o moderne, e consapevole dei problemi legati alle compatibilità tecnologiche dei materiali, voglia compiere scelte congruenti.


I MATERIALI POZZOLANICI

Vecchie pratiche per un recupero sostenibile

I materiali leganti della tradizione costruttiva, ottenuti miscelando calce aerea e pozzolane di varia natura, possono oggi rappresentare una valida alternativa ai leganti a base di cemento Portland in virtù delle loro caratteristiche di compatibilità con il costruito storico e di sostenibilità. L’impiego della pozzolana “una polvere dalle qualità straordinarie” ha consentito in passato di edificare monumenti che hanno vinto la sfida dei secoli e di costruire opere infrastrutturali ed idrauliche di grande portata. Oggi si ha a disposizione una vasta gamma di prodotti sia naturali che artificiali che riescono a replicare le prestazioni della pozzolana. La nuova sfida di questi anni è quella di sostituire la pozzolana con materiali di scarto provenienti da processi sia industriali che agro-alimentare, con il duplice obiettivo di ridurre lo sfruttamento delle risorse naturali e valorizzare nuove materie prime seconde nell’ottica di un’economia circolare.


INTONACI CON MATERIALI ARIDI DI RECUPERO

Economia circolare nei borghi d’Irpinia

L’articolo racconta il caso virtuoso dell’attività di recupero di materiali di scarto (cotto, mattonelle, pianelle, ecc.) per la realizzazione di nuovi intonaci, attività nata quasi casualmente nell’ambito di un cantiere relativo ad un borgo medievale in Irpinia. La difficoltà del trasporto del materiale verso il cantiere e fuori dal cantiere induce ad affinare una pratica di recupero che verrà poi ripetuta in altri contesti dimostrando la propria bontà ed efficacia. L’intonaco ottenuto dal riciclo di materiali in cantiere, attraverso una filiera corta e, forse, anche colta…dimostra in breve ottime caratteristiche di qualità non solo in termini di composizione ma soprattutto in una prospettiva di economia circolare, che oggi è argomento più che mai attuale e oggetto di attenzione in ogni ambito produttivo. Come ripetere tale attività all’interno delle griglie normative attuali?


AGGREGATI LOCALI E RECUPERO DEL PATRIMONIO EDIFICATO

Un legame da ricostituire

Ogni genere di intervento sulle superfici architettoniche con intonaci non tinteggiati o decorati può avere un basilare ruolo nella conservazione dell’immagine stratificata e storicizzata degli edifici. Nel delineare il generale requisito di compatibilità (chimico-fisica, meccanica, di aspetto, p.e.) risulta di primaria importanza – tra gli altri aspetti - il ruolo degli aggregati, per le caratteristiche di costituzione e le peculiarità estetiche che questi conferiscono a malte, intonaci e conglomerati. Con ciò, la conoscenza dell’uso storico di sabbie locali è di particolare rilievo per orientare scelte consapevoli verso materiali e soluzioni consonanti con il palinsesto originario.


LE FINITURE DELLE SUPERFICI LATERIZIE NELL'EDILIZIA STORICA PADANA

Intonaci, scialbature, sagramature

Vari edifici monumentali di Ferrara e Bologna sono stati indagati per determinarne gli aspetti originali e le possibili alterazioni che hanno subito in passato.

Molti esemplari provenienti dalle tracce residue di intonaci, coloranti, stucchi, finiture originali (scialbatura e "sagramatura") insieme ai mattoni sottostanti, sono stati studiati nel Laboratorio del "Centro Cesare Gnudi" negli anni '90 del secolo scorso, con vari metodi analitici per determinare se fossero originali, così come i materiali e le tecniche utilizzate.


SILENZI (IMBARAZZANTI) DELLA POLITICA E TIMIDEZZE DELLA DISCIPLINA

  Le superfici di finitura degli edifici d’interesse storico e artistico sono documenti della storia che non hanno mai suscitato l’interesse nel legislatore. Per questo, non sono mai stati abbastanza protetti e, di recente, le norme per il risparmio energetico rischiano di decretarne definitivamente l’oblio. È compito della disciplina riempire questo vuoto, superando le incertezze nate dalle contrapposizioni, aggiornando gli strumenti per l’esercizio della tutela (come la Carta del Restauro), per una valorizzazione che sia capace di generare ancora capitale sociale.