ISSN 2283-7558

Paesaggio

Paesaggio

Il fascino di un pensiero per immagini

Giovanna Battista
pubblicato il 19/01/2021

Tra il 1975 e il 1977 Italo Calvino tiene saltuariamente una rubrica sul Corriere della Sera che si intitola “Osservatorio del signor Palomar”. Nel 1975, a seguito di un articolo sulla scoperta dei “buchi neri” apparso sulla rivista Scientific American, egli scrive un pezzo di commento. Successivamente l’astronoma Margherita Hack, risponde con una lettera per contestare alcune delle affermazioni scientifiche fatte dallo scrittore. Ovviamente Calvino risponde con un altro articolo; nelle obiezioni dell’astronoma c’è un punto in particolare che lo ha colpito: l’accusa di essersi «fatto incantare dalle immagini».
«Per uno che pensa per immagini», scrive Calvino «e che va continuamente in caccia di immagini al limite del pensabile, questo è un duro colpo: come incontrare un cartello di ‘caccia vietata’ in un bosco (la scienza) che per lui è una riserva di pregiata selvaggina». Aggiunge poi una osservazione di metodo: «il pensiero per immagini funziona secondo il meccanismo dell’analogia, riducibile a contrapposizioni molto semplici: il dentro e il fuori, il pieno e il vuoto, la luce e il buio, l’alto e il basso, e così via».
Cos'è il paesaggio e perché esercita in noi tanto fascino? Il paesaggio si basa sulla percezione di un'immagine al cui aspetto puramente estetico associa un insieme di relazioni complesse. Ciò che affascina però è senza dubbio la prima immagine, quella che richiama, nel processo percettivo, una serie di segnali mnemonici dalla nostra personale sfera dei ricordi. Si tratta di ricordi reali e di ricordi creati attraverso la conoscenza. Quando l’opera dell’uomo connota significativamente l’ambiente naturale, si crea il paesaggio, forma visibile di relazioni identitarie.