ISSN 2283-7558

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Giovanni Maria Vencato

Autore

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Vicentino, laureato in architettura a Venezia nel 1984; libero professionista dal 1986. Cofondatore del Premio Internazionale Dedalo Minosse nel 1997; nel 1999 cofondatore di ALA Assoarchitetti. Attualmente studia filosofia presso l'Universtà di Padova
rec_mag 149 da ALA Assoarchitetti

FORMALE O SOSTANZIALE?

Ridisegnare il ruolo dei tecnici delle PA nel procedimento amministrativo semplificato

Ben oltre le polemiche delle prime frenetiche ore, si propaga l’onda di tsunami causato dal crollo del viadotto autostradale “Morandi” di Genova, costituendo numerosi spunti di riflessione sui più vari aspetti che spingono verso un ripensamento del vasto settore delle costruzioni sia di natura tecnica, sia professionali. Tra tutti i punti di vista, intendiamo qui proporre una considerazione laterale.



rec_mag 148 da ALA Assoarchitetti

Chi sarà e cosa farà l’Architetto nel 2040?

A luglio si è celebrato l’VIII Congresso nazionale degli architetti italiani “Abitare il paese”, incardinato su molti temi tra cui le città del futuro prossimo, una legge per l’architettura, l’immagine sociale dell’architetto e dell’urbanista. Non è stato invece trattato un altro tema vitale per la professione e per il Paese: Chi sarà e cosa farà l’Architetto nel 2040?
Attenzione, non si tratta di una domanda retorica, ma di interrogarci seriamente su chi sarà incaricato di coordinare la gestione del territorio tra 20 anni, di quali competenze dovrà essere in possesso, quale percorso di studi dovrà seguire.



rec_mag 146 da ALA Assoarchitetti

Centri storici per un futuro prossimo

Che cosa comporta sul piano operativo un cambio di paradigma per la progettazione all’interno dei nuclei storici? Le condizioni per ottimizzare la vivibilità dei nuclei urbani sono spesso di natura immateriali: reti, relazioni, simboli, etc si possono progettare e sennò, almeno, si possono considerare nel quadro dei vincoli? Così come il lavoro non si crea per legge, il benessere non si decreta per norma, ma questo non vuol dire che esso non possa porsi come carattere guida o strategia dietro la progettazione. Ci serve una città impermanente e flessibile.



rec_mag 145 da ALA Assoarchitetti

Persona o monumento?

Un nuovo paradigma per i centri storici minori

La preoccupazione per la conservazione da un lato e l’attenzione incentrata sull’emergenza delle periferie, hanno portato a sottovalutare il processo di degrado dei centri storici minori i quali, anche se (e forse proprio per questo) inclusi e disciplinati da piani di recupero, congiuntamente ad una modificazione strutturale del commercio, hanno impedito di accorgersi del livello di decadenza ed abbandono delle migliaia di centri storici minori non inclusi in centri a vocazione turistica. E’ probabile che il mondo dell’architettura debba avviare un dibattito antimetrico rispetto a quello che si sviluppò lungo gli anni ’60 e ’70 e che sfociò nella legge 475 del 1978 con l’istituzione dello strumento dei piani di recupero e, di fatto, l’avvio di una tutela puntuale degli edifici più o meno degni di tutela inclusi nel perimetro dei centri storici maggiori, minori ed anche infimi.